Intervista a Roberto Giacobbo
Flavio Vanetti ha recentemente pubblicato, sul sito del corriere della sera (qui), un articolo contenente un'intervista a Roberto Giacobbo.
Poichè la ritengo interessante la ripropongo:
Roberto Giacobbo, possiamo quantificare, con una serie di numeri, la realtà di Voyager?
"Presto fatto. Mi bastano i dati del sito: è cresciuto del 230%, quanto a contatti, e quando non ci sono situazioni particolari, come un televoto, è il più seguito di Rai2. Ci rivolgiamo soprattutto a un pubblico giovane e la scelta è pagante: riceviamo parecchie domande o richieste di approfondimento. Le email sono centinaia e centinaia e hanno tutte un pregio: la gente si firma in modo chiaro; si porge a noi senza ricorrere all'anonimato. Parla a viso aperto e richiede risposte in sintonia con questo atteggiamento. Ah, dimenticavo: quelle che chiedono chiarimenti e approfondimenti sul tema degli Ufo e degli extraterrestri sono, se non le più numerose, tra quelle più numerose".
L'accusa di tanti: trasmissione alla fine generica; non arriva mai al cuore di un argomento e, soprattutto, non giunge mai a una conclusione.
"Noi ci permettiamo il lusso di delegare la conclusione agli spettatori. Se porto dei cibi e li metto sulla tavola, perché obbligare a mangiare questo piuttosto che quello? Ciascuno sceglie. Poi noi viaggiamo su quello che c'è ancora da scoprire: ci sta che non ci sia un punto finale certo. Infine, mi piace sempre fare un paragone con la lettura dei libri..."
Alla ricerca degli extraterrestri sulla Terra
SULLA TERRA - «Dobbiamo mettere da parte la teoria secondo cui ET ci stia mandando messaggi dallo spazio e intraprendere un nuovo approccio», ha spiegato a The Times l'illustre fisico Paul Davies, tra gli ospiti del simposio che la prestigiosa Royal Society inglese dedica in questi giorni al 50esimo anniversario del programma di ricerca di intelligenza extraterrestre SETI. Secondo Davies, continuare a scrutare lo spazio alla ricerca di forme di vita aliene è solo una perdita di tempo, faremmo meglio a concentrarci sugli extraterrestri che già popolano il nostro pianeta. Royal Society: gli extraterrestri sono come noi, anche nei comportamenti
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MILANO - Da oltre 50 anni gli scienziati passano al setaccio lo spazio profondo alla ricerca di forme di vita extraterrestri. Senza molto successo: né i programmi che prevedono l'uso di radiotelescopi, né le missioni su Marte fino ad ora sono state in grado di rilevare granché.
La notizia che alla Royal Society di Londra si parlerà di extraterrestri, ha creato un domino mediatico che ha coinvolto moltissima gente, che inizia a parlare anche fantasticando. Resta il fatto che, numerosi scienziati di varie discipline dello scibile umano parleranno di esseri che vivono là fuori, ma probabilmente sono anche già qui. Dopo la teoria dell’astrofisico Paul Davies, che ha parlato di “biosfera oscura”, con microrganismi alieni già tra noi, è la volta del paleobiologo evolutivo Simon Conway Morris (Università di Cambridge). La tesi dell’illustre personaggio è stata pubblicata, in primis, sul prestigioso “The Guardian”. Come si evince dall’articolo, lo scienziato ha dichiarato che se esseri extraterrestri sono già tra noi, sono uguali sia fisicamente e morfologicamente all’Homo Sapiens, ma simili anche nei comportamenti. E invoca la presa di posizione dei Governi mondiali se tale ipotesi dovesse rivelarsi acclarata scientificamente.